giovedì 14 marzo 2013

Oriana Fallaci, i primi articoli




Si respira aria di giornalismo, in casa Fallaci. 
Seguendo le orme dello zio Bruno che dopo aver scritto per la «Nazione» e il «Corriere» dirige «Epoca», Oriana e le sorelle Nerea e Paola si affacciano molto presto al mondo della carta stampata: 
Neera con «Oggi», Paola con «Tempo», e Oriana con «Il Mattino dell’Italia Centrale», 
il quotidiano fiorentino che nel 1946 pubblica il suo primo articolo.
Ha soltanto diciassette anni, e grazie a quella collaborazione e ai primi soldi guadagnati 
può iscriversi all’università di Medicina e mantenersi agli studi.
 Scrive principalmente articoli di cronaca nera
 («così vengono chiamati nei quotidiani i cronisti che si occupano dei fattacci, delle disgrazie, eccetera»),
 e questo la porta di giorno a girare in bicicletta tra commissariati e ospedali di Firenze,
 la sera a vagabondare per la provincia alla ricerca di notizie «fresche».
Un lavoro del genere, che la impegna fino alle 2 del mattino,
 le rende sempre più difficile frequentare i corsi universitari 
(«avevo sempre sonno, ero sempre così stanca. In pochi mesi scesi a 38 e poi a 37 chili»),
 e studiare medicina non le piace poi più di tanto.






È affascinata dal ruolo del medico e dalla scienza in generale, 
ma il tipo di studio non si addice per nulla alla sua forma mentis e alla sua preparazione culturale;
 inoltre, come dichiara parecchi anni dopo,
«la vista dei cadaveri mi dava fastidio, dissezionare un piede o una mano 
o un pezzo di volto mi turbava profondamente».
Giunta al bivio, sballottata tra la stanchezza, la passione e le necessità economiche, 
Oriana abbandona l’università: la decisione le costa non poco, 
ma la predisposizione naturale che sente verso la scrittura cancella ogni suo dubbio; 
se avesse avuto la seppur minima possibilità di scegliere, però, probabilmente avrebbe portato avanti entrambe le carriere con l’abituale tenacia.
Dalla cronaca nera passa alla cronaca giudiziaria,
 «prima la Pretura, poi il Tribunale, poi la Corte d’Assise», 
e si occupa di processi anche importanti.





Poi si dedica ai fatti di costume, avvicinandosi al mondo della moda e dello spettacolo
 (in un celebre articolo del 7 dicembre 1948, descrive le prime sfilate di Dior 
che hanno come sfondo una Firenze in lenta e difficoltosa ricostruzione).
Nel 1951 «accadde a Fiesole un episodio affascinante: morì un comunista e
la Chiesa gli negò la sepoltura in terra consacrata e la cerimonia religiosa.
Allora i compagni di quel comunista si vestirono da preti,
impararono a memoria le preghiere funebri e inscenarono un funerale religioso». 
Dopo aver scritto il pezzo, forse perché soddisfatta del risultato, 
forse per l’interesse e l’unicità del fatto narrato, fa quello che avrebbe voluto fare già da tempo: 
lo invia all’«Europeo», uno dei periodici «di maggior prestigio, il più intelligente e il più bello», 
allora diretto da Arrigo Benedetti.






Ha così inizio una collaborazione, seppur soltanto saltuaria; nel frattempo è licenziata dal «Mattino»
per ragioni politiche: da mesi il clima di lavoro era molto teso 
(«Il giornale era democristiano, io tutt’altro che democristiana.
 Ero socialista sebbene non fossi iscritta al partito»)
 e la pressione diventa insostenibile quando Oriana si rifiuta categoricamente di scrivere un pezzo satirico
 su un comizio di Togliatti. La rottura è inevitabile.
All’età di ventidue anni passa ad «Epoca», il giornale diretto dallo zio Bruno Fallaci
che però per lungo tempo si dimostra «addirittura ostile».
Un po’ perché non si trova d’accordo con la scelta di Oriana di puntare tutto sul giornalismo,
un po’ perché teme l’accusa di nepotismo, non solo non incoraggia la scelta della nipote,
ma spesso la fa penare più del dovuto con lavori noiosi e meccanici.






Sono gli anni in cui la Fallaci si forma alla «cucina di redazione»,
e durante i quali probabilmente non scrive alcun articolo.
 «Fu professionalmente il periodo più nero della mia vita» racconterà;
lavorare in redazione non le dà la possibilità di scrivere, e vedere gli altri giornalisti crescere e migliorarsi, mentre la sua carriera è incanalata su competenze più tecniche e servizi infimi,
 le mette un gran malumore: «Mio zio aveva allevato, come una chioccia alleva i pulcini,
molti fra i più noti giornalisti italiani. Io rappresento uno dei pochi casi sfuggiti alla sua generosità;
 temeva talmente le accuse di nepotismo...».
Ma, nonostante questo, è davvero un grand’uomo lo zio Bruno, e l’affetto della nipote non gli mancò mai. Lei gli è molto legata e parecchi anni dopo scriverà:
 «Strano a dirsi, ciò cementò la nostra amicizia che oggi è grandissima.
 Lo zio Bruno ama narrare che un tempo mi si chiedeva se “ero nipote di Bruno”,
 oggi gli chiedono se “è zio dell’Oriana”».
A «Epoca» Oriana rimane fino al 1954. In quell’anno decide di lasciare Firenze
e di trasferirsi a Roma per provare a cambiare vita, e «L’Europeo»
(diretto ancora da Arrigo Benedetti) la assume perché si occupi «di fatti romani.
 Era il periodo splendido di Roma, quello di via Veneto, dei divi americani che ci venivano in pellegrinaggio», della dolce vita insomma, e seppur «con un sopracciglio alzato» la Fallaci vi si butta in pieno.
Si lascia trascinare dalla curiosità per quel mondo così frivolo e
 diverso da quello che aveva conosciuto fino a quel momento,
e comincia a costruire le basi della sua folgorante carriera.




( Fonte e fotografie dal web )

( Continua giovedì 22 marzo )


12 commenti:

  1. La frase sui cadaveri suona quasi ironicamente premonitrice dal momento che poi Oriana è stata inviata di guerra più volte, chissà quanti corpi sarà stata costretta a vedere...
    Un altro bel post, mi è piaciuto tanto!
    Un baciotto

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    1. Ciao Melinda, sai che ho avuto lo stesso pensiero?
      Sono contenta che ti piacciano questi post dedicati ad Oriana, giovedì prossimo ci sarà la terza parte e si comincerà ad entrare nel vivo della sua grande personalità.
      Ciao, buona serata.
      Antonella

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  2. Un altro post su una delle mie autrici preferite, ma dove le trovi tutte queste notizie?
    Un abbraccio e un saluto da Elly

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    1. Ciao, anche a me piace tantissimo, le mie letture su di lei sono iniziate circa 40 anni fa ai primi anni del liceo, avevo una professoressa di lettere magnifica che ha dato un'impronta a tutta la mia vita e che tra le altre cose ci faceva leggere Oriana, da lì un grande amore che è ancora vivo.
      Queste comunque sono notizie dal web.
      Ciao un abbraccio anche a te e ricambia il saluto ad Elly.
      Buona serata.
      Antonella

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  3. Una grande Donna che è passata sulla terra lasciando orme indellebili di vita

    Ciao Antonella un abbraccio

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    1. E' vero, ha lasciato una grande traccia di sè ed è più viva che mai.

      Buona serata, un abbraccio.
      Antonella

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  4. Aveva uno sguardo intenso...non era particolarmente bella ma magnetica.

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    1. Hai ragione aveva uno sguardo intenso che dava l'impressione che vedesse sempre al di là delle cose.
      Una donna splendida.
      Ciao, buona serata.
      Antonella

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  5. Ciao Antonella,
    la Fallaci mi è sempre piaciuta molto, una scoperta fatta a scuola, in verità.
    Un post bellissimo, perfetto e ben raccontato anche con le immagini che hanno completato il tutto.
    Come sempre brava e grazie
    Un abbraccione
    (Come va? spero bene in questi giorni faccio orari assurdi sorry)

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  6. Anch'io l'avevo scoperta a scuola ad opera dell'insegnante di lettere del liceo.
    Non mi sono persa nessuno dei suoi libri, e anche rileggerli è sempre un piacere.

    Non sto ancora benissimo, continuo ad avere fastidio al rene, purtroppo la colica renale lascia qualche strascico...
    ci sentiamo sabato.
    Ciao, un bacione
    Antonella

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  7. anche a me mi ha piaciuta molto !

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  8. Ciao Anni, è stata davvero una grandissima scrittrice, non c'è un suo libro che io non abbia letto e riletto.
    Ciao, buon pomeriggio.
    Antonella

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Piemontesità

Piemontesità
" ...ma i veri viaggiatori partono per partire, s'allontanano come palloni, al loro destino mai cercano di sfuggire, e, senza sapere perchè, sempre dicono: Andiamo!..." ( C.Boudelaire da " Il viaggio")